Uscire dal cono d'ombra della crisi - Iperdiario di Luca Romanelli

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Uscire dal cono d'ombra della crisi

Le mie idee > Vita Ecclesiale

A cinquant'anni dal Concilio, la Chiesa italiana si è avvitata in una crescente incapacità di testimoniare in maniera efficace e credibile il messaggio di salvezza affidatale da Cristo.

Ne sono drammatiche prove il rifiuto quasi sistematico del cristianesimo da parte delle giovani generazioni e la sostanziale irrilevanza della comunità cristiana nel dibattito pubblico.
La Chiesa è entrata in un cono d'ombra, non sapendo accogliere i rapidi e profondi cambiamenti occorsi nella vita, nelle aspirazioni e nella cultura delle persone; non ha saputo reinterpretare prassi e linguaggi alla luce del Vangelo, perché questo parli al cuore di tutti.

In questo è stata frenata dal crescente verbalismo, dal formalismo moralista, dalla mortificazione dei laici e delle donne, dall'autoritarismo e conformismo della gerarchia e del clero, dal rifugio difensivo in tradizioni sovrapposte nel tempo all'essenza della verità cristiana e oramai prive di senso.

La crisi della Chiesa sottende quella civile e politica. Gli italiani faticano ad adattarsi al cambio radicale di paradigma indotto da fenomeni irreversibili e di lungo periodo quali la globalizzazione economica e culturale, la mobilità dei capitali, l'ascesa delle economie emergenti, l'adesione all'Unione Europea e all'Euro, l'invecchiamento della popolazione, la ripresa su larga scala dei fenomeni migratori.
La crescente disuguaglianza sociale, l'evidente insostenibilità dei modelli consolidati di gestione dello stato sociale e della rappresentanza politica, la carenza di futuro per i giovani ci hanno spinto alla sfiducia, al ripiegamento, al declino imprenditoriale, all'antipolitica, all'intolleranza.
Su questi pesano fortemente le grandi "piaghe" del Paese: i privilegi persistenti di gruppi e corporazioni, anche sindacali,  la corruzione, le mafie, l'intollerabile evasione fiscale, l'informazione asservita al potere, la burocrazia parassitaria, l'inconcludenza rissosa della politica.

Lo Spirito è tuttavia sempre all'opera. Con Papa Francesco ci sta dicendo che una comunità cristiana misericordiosa, corresponsabile, concretamente capace di essere "accanto" ad ognuno e proporre Gesù Cristo prima dei propri riti e verità provvisorie trova ascolto e suscita Speranza.
La Chiesa che così ri-comprende sé stessa può aiutare il Paese, nel dialogo sincero con altre fedi e culture con le quali costruire un "pavimento etico" condiviso, ad affrontare con coraggio e creatività scelte per troppo tempo eluse e mali incancreniti.

E' ora che gli Italiani si dicano parole di verità e non si rassegnino alla catastrofe economica o al declino che l'enorme debito pubblico, la scarsa crescita, la perdita di competitività e la disoccupazione possono provocare e che penalizzerebbero soprattutto i poveri ed i giovani.
Non è più accettabile che il "teatrino" politico-mediatico anestetizzi ancora il dibattito sulle riforme cruciali e non più rinviabili, come quelle:

del welfare, in senso comunitario e sussidiario,
del mercato del lavoro, dall'assistenzialismo alle politiche attive,
della concorrenza, smantellando monopoli pubblici e privati,
della Pubblica Amministrazione, della Scuola e dell'Università secondo principi di valutazione dei risultati, merito, responsabilità, premio all'innovazione,
delle Istituzioni e delle forme di partecipazione alla vita democratica, nel senso della trasparenza, dell'onestà e del ricambio continuo della classe dirigente,
della giustizia, per la riduzione dei tempi, la certezza e l'umanità della pena
della cittadinanza e dei diritti, per una maggiore inclusione degli immigrati e delle altre minoranze,
dell'urbanistica, a tutela del paesaggio, del patrimonio culturale e del suolo,
del bilancio pubblico, con la lotta spietata all'evasione e alla corruzione e la revisione continua della spesa sulla base di criteri di equità, efficienza ed efficacia.

Le comunità ecclesiali ed i laici cristiani siano fermento di dibattito su questi temi come su quelli di rilevanza locale.

Come Francesco sogna "una Chiesa povera per i poveri" possiamo da cristiani sognare un'Italia concretamente attenta ai più deboli, fondata sul lavoro onesto ed impegnata a rimuovere gli ostacoli all'effettiva eguaglianza delle persone, secondo la sua bella Costituzione.
Una società che moltiplica le opportunità, mette a frutto il talento ed alimenta la speranza di tutti è la sola che può risollevare il Paese, farlo uscire dal tunnel del debito e dargli di nuovo un futuro.

5.10.2013


 
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