Rotary, Trascendenza e Laicità - Iperdiario di Luca Romanelli

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Rotary, Trascendenza e Laicità

Le mie idee > Scienza e Conoscenza

Sono nel Rotary da un’anno, spinto dal desiderio di condividere con altri professionisti capacità ed idee per la crescita della mia comunità. Provengo dal mondo cattolico, dove continuo l’impegno nell’animazione culturale della vita ecclesiale, con un’attenzione particolare al dialogo interreligioso, al ruolo dei laici ed al rapporto tra fede e mondo.
Mi sono chiesto su quali motivazioni profonde un’associazione aconfessionale e multietnica come il Rotary potesse fondare la vocazione al servizio che ne marca l’identità.
Perché servire, in una società globale che ha elevato il profitto e la felicità individuale a criteri dominanti di organizzazione? Forse per acquisire un’utile benevolenza, o pacificare il cuore di un’elite privilegiata?
L’intervento di Elio Cerini, Board Director del RI, all’Assemblea 2011 del mio Distretto, dedicato al commento del motto Rotariano di quest’anno, mi ha dato una risposta convincente.
Il succo del suo appassionato ragionamento è questo: esplorando con onestà e profondità la propria coscienza, ciascuno di noi scopre la propria radicale insufficienza e l’assoluta necessità di trascendersi, uscire da sé e tendere, migliorandosi, ad una perfezione che pure sappiamo irraggiungibile. I modelli di uomini e donne "di successo", cristallizzati nella propria "identità" o appagati dal piacere di un possesso o di una posizione che la comunicazione di massa ci propone spesso rivelano ad uno sguardo consapevole tutta la loro idiozia.
La trascendenza del sé non implica necessariamente l’approdo ad una fede religiosa, o ad un Dio personale come quello dei monoteismi, anche se in queste tradizioni, vissute nella purezza del loro kerigma, si può realizzare. Cerini citava l’induismo, che pure nega la realtà dell’anima individuale, come pratica costante di superamento delle passioni dell’ego, che intrappolano l’uomo nella sofferenza della propria finitezza.
Anche per un non credente, che si affida alla ragione e rifiuta l’idea di un premio ultraterreno, tutto ciò può acquistare un senso. Enrico Peroli, uno degli intellettuali più seri che la mia terra ha prodotto in questi anni, commentando il significato dell’amicizia (philia) nell’etica di Aristotele, presenta la ricerca del Bene dell’altro e con l’altro come necessaria realizzazione della persona. L’anima, in Aristotele, è potenza, cambiamento continuo verso un fine di auto-realizzazione. L’amicizia ed il dono ci portano a realizzare la nostra potenza. Noi abbiamo bisogno di amare e servire gli altri per conoscere autenticamente noi stessi ed essere felici, perché solo donandoci  diventiamo quello che realmente siamo.
L’amore esclusivo di sé porta alla sofferenza e ci condanna all’immaturità. La ricerca di un Bene che la comune ragione può esplorare ed una fede può indicare, per sé e per tutta l’umanità, non è sacrificio ma via di salvezza della persona.
Mi sembra che il Rotary possa solidamente ancorare ad una visione antropologica di questo tipo la propria proposta di un’associazione non confessionale e laica ma allo stesso tempo rispettosa del sentimento religioso, universale ma accogliente verso tutte le culture, che vive con maggiore intensità l’amicizia tra i soci mentre si spende per tutti.


 
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