Matrimoni gay linea di confine - Iperdiario di Luca Romanelli

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Matrimoni gay linea di confine

Le mie idee > Vita Ecclesiale

E’ un tema non facile quello delle unioni gay. Occorre fare uno sforzo per tenere a bada emozioni e pregiudizi e provare a poggiare i piedi su principi e convinzioni almeno plausibili, avanzando con prudenza.
Come va  giudicata la richiesta di equiparare legalmente le unioni omosessuali al matrimonio tradizionale? Su quali basi esprimere un giudizio?
Io partirei da alcune premesse:
1. l’art. 3 della Costituzione e la coscienza civile oramai condivisa vietano la discriminazione dei cittadini sulla base dell’orientamento sessuale. Ciascuno è libero di amare e convivere con chi vuole;
2. uno stato democratico non assume etiche ed antropologie particolari, ma regola attraverso il diritto (con tutti i suoi limiti) la convivenza di una pluralità di prospettive, stabilendo equilibri sempre rivedibili. Le leggi non sono quindi manifesti etici e per questo non dovrebbero offendere i valori di alcuno;
3. la Costituzione tutela e promuove la libertà e la dignità delle persone, adulte e minori, intesa come capacità di esprimere al meglio la propria personalità ed esercitare diritti e doveri finalizzati non solo alla propria felicità ma anche al “bene comune”, cioè alla qualità della vita sociale e relazionale. Anche l’istituto del matrimonio dovrebbe tendere a questo;
4. da cattolico, sono da tempo critico con le affermazioni del Magistero che insistono sul concetto filosofico di “natura umana”, secondo cui dal Vangelo e dalla Ragione discendono principi e leggi naturali “non negoziabili” (chissà perché, visto che ci sono anche non credenti). L’umanità, per fortuna, è stata creata troppo ricca ed intrisa di misteriosa libertà per lasciarsi intrappolare nelle casistiche dei preti. L’umanità è un divenire, una scoperta continua ancora lontana dall’esaurirsi, anche nel rapporto tra maschile e femminile, che ha assunto e assumerà le forme più diverse.
5. Inoltre, rileggendo e rileggendo il Vangelo, trovo che Cristo abbia posto l’amore e non la legge al fondamento del suo messaggio di salvezza. Gesù non è un legislatore, ed è spesso critico della stessa legge religiosa, specie riguardo al matrimonio (si veda ad esempio il ripudio concesso da Mosè “per la durezza dei vostri cuori” in Mc 10, o il neque nubent neque nubentur nel Regno dei Cieli in Mt 22).
L’istituto giuridico del matrimonio tende a sostenere la stabilità delle relazioni di coppia (senza crearla) definendo diritti ed obblighi relativi alle proprietà, all’assistenza reciproca ed alla crescita ed educazione dei figli. Che tale stabilità, quando non divenga una prigione, benefici i singoli e la società mi pare fuori di dubbio. E’ ampiamente dimostrato che la disgregazione familiare genera o acuisce il disagio individuale e sociale di una comunità (si prendano i neri di America come esempio).
Per quanto riguarda le unioni tra gay, mi pare chiaro che quando disciplinino gli aspetti patrimoniali e di assistenza reciproca non possano che essere accolte con favore, perché rafforzano vincoli di solidarietà utili alla coppia e alla società, senza danno legittimo per nessuno, almeno date per accettate le mie premesse.
Più problematico è il caso dei figli. Qui non si tratta solo delle adozioni da parte di coppie omosessuali, quanto della prospettiva inevitabile di sganciare la potestà genitoriale dalla discendenza biologica. I matrimoni gay, se devono rispecchiare completamente il modello tradizionale, implicano inevitabilmente la procreazione eterologa (per le donne) o la possibilità di “affittare” uteri (per gli uomini) come diritti complementari. Tale scissione può generare sofferenze psicologiche notevoli, come testimonia la storia di molte adozioni, oltre che richiedere un aggiustamento non da poco dell’ordinamento giuridico.
Non si può escludere (e probabilmente già accade) che una coppia gay unita e amorevole possa educare dei figli assicurandone la crescita ed il benessere almeno quanto una coppia etero. Non è detto tuttavia che questo possa avvenire subito,  in generale e nella maggioranza dei casi. In fondo si tratta di un’innovazione radicale dopo migliaia di anni di storia umana, anche se è fuorviante pensare che il modello oggi prevalente di famiglia nucleare e di rapporto tra padri e figli sia stato sempre lo stesso (si pensi a Sparta, alle famiglie patriarcali delle campagne, alle classi agiate che consegnavano i loro bambini a balie, precettori, collegi militari o seminari, per dirne alcune).
Per questo sarei prudente. Inizierei con le unioni civili, valutandone nel tempo la tendenziale stabilità ed osservando con attenzione i modelli di ruolo e convivenza che sviluppano. Siccome sarà inevitabile che coppie gay unite civilmente allevino dei figli (biologici) valuterei queste esperienze, permettendo che vengano messi a punto modelli di genitorialità adeguati, come continuamente si fa già per le famiglie (più o meno) “normali” di oggi.
Prudenza e laicità, insomma, sulla linea di confine, senza pregiudizi e salti nel vuoto.
14 Gennaio 2013

 
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