Il matrimonio è un bollino di qualità del cristiano? - Iperdiario di Luca Romanelli

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Il matrimonio è un bollino di qualità del cristiano?

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E’ più vicina a Dio una famiglia "canonicamente regolare" devastata dal risentimento e dal tradimento o una di risposati o di omosessuali che si donano amore e comprensione?
Dottrina cattolica e sensus fidei danno oggi risposte diverse. C’è modo di riconciliarle?

Mi hanno colpito alcune riflessioni di amici sull’inadeguatezza non tanto dell’approccio pastorale verso le situazioni di coppia "irregolari" quanto sulla stessa interpretazione del sacramento del matrimonio.
In sintesi, secondo la visione tradizionale di origine medievale, il sacramento è interpretato come la "sacralizzazione" di un atto umano (il patto matrimoniale ma anche l’ordinazione sacerdotale) tale da collocarlo, insieme a chi lo compia, in una dimensione astorica, quasi indifferente alle vicende della storia personale. Si assiste così al paradosso (e forse allo scandalo) dell’annullamento di vincoli decennali tra coniugi con figli per l’accertamento di un vizio di consenso al momento della stipula, mentre si inchiodano al vincolo mogli abbandonate o vittime  dell’ intollerabile violenza fisica e morale del coniuge. Per i preti in realtà la soluzione s’è trovata: possono venire ridotti allo stato laicale e risposarsi. Per i laici ci sarà da aspettare.

Si potrebbe invece leggere il sacramento come "un’iniezione di grazia" in una relazione che vive nel tempo, un dono divino che esige una risposta di dedizione e fedeltà da parte dei coniugi, non tanto per timore di violare uno spazio sacro ma per la fede che l’amore incondizionato e per sempre realizza la pienezza personale, umana e religiosa. Dove questo percorso si interrompa per motivi gravi ed indipendenti dalla volontà di uno dei coniugi la grazia non può più agire e la comunità cristiana dovrebbe prenderne atto, evitando di aggiungere il dolore della solitudine a quello del fallimento. Alle tagliole giuridiche andrebbe sostituito il discernimento delle situazioni concrete. Prima del giudizio la comunità dovrebbe esercitare l’ascolto ed il sostegno alle coppie che vivano situazioni di difficoltà.

Se per un omosessuale non è possibile "essere una sola carne" con una donna la comunità non disprezzi l’amore e la fedeltà che dona al suo partner: non possono che venire da Dio. Commentando il Vangelo di oggi, Papa Francesco nota come Gesù, interrogato dai farisei, riassuma la Legge nell’amore di Dio e del prossimo, legandoli. Chi ama Dio non può non amare il prossimo e chi ama il prossimo non può non amare Dio.

Due mi sembrano infine le parole chiave per un percorso di ricomprensione della teologia del matrimonio: mistero e gradualità. Il Regno è una realtà misteriosa, che cresce lentamente, spesso in mezzo alla zizzania. Lo stesso vale per la relazione tra persone e Grazia, che non è un codice o un bollino di qualità sulla vita, da apporre o staccare.
26 Ottobre 2014


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