Il cavallo non beve, all'Italia serve una cura da cavallo - Iperdiario di Luca Romanelli

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Il cavallo non beve, all'Italia serve una cura da cavallo

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Malgrado le condizioni esterne favorevoli (basso costo del petrolio, euro competitivo, politiche fiscali e monetarie espansive) la ripresa italiana attesa per il 2016, un niente-di-speciale 1,6%, sta rapidamente evaporando. Ci avviamo ad un altro anno di zero virgola e rischiamo molti altri di stagnante agonia, precarietà e disoccupazione giovanile cronica.

"Il cavallo non beve", come diceva Keynes, una simpatica metafora della "trappola della liquidità", cioè l’indifferenza dei soggetti economici verso la moneta e il reddito addizionale immessi nel sistema dai governi per stimolare la crescita.  In Italia sono soprattutto gli investimenti, privati e pubblici, a rimanere al palo, mentre le famiglie, grazie alla stabilità dei prezzi e alla riduzione di imposte, hanno messo da qualche tempo in moto i consumi.

Le ragioni dell’inpasse stanno in un groviglio perverso che è anche alla base delle turbolenze dei mercati in questi giorni: imprese invecchiate, stremate da lunghi anni di crisi e diffidenti verso il futuro; banche appesantite da un pesante fardello di sofferenze e imbottite di titoli pubblici esposti senza preavviso alle tempeste della speculazione. Questo si traduce in una sfiducia paralizzante che penalizza soprattutto i giovani,  che sarebbero i primi beneficiari di progetti di innovazione tecnologica e di mercato. Le nuove tecnologie creano infatti le migliori opportunità di investimento ma l’Italia non sa approfittarne. Se infatti il governo aumenta la spesa pubblica e questa non attiva subito investimenti produttivi, i timori sulla sostenibilità del bilancio faranno fibrillare il sistema finanziario, vanificando gli effetti benefici sull’economia.

Serve una scossa. Le molte riforme varate da Renzi (miracoli, considerando lo stato iniziale caotico della legislatura) vanno nella direzione giusta ma sono continuamente frenate dalle resistenze di mille corporazioni intente a coltivare il loro "particulare" dai tempi di Guicciardini. A Ottobre, tuttavia, si voterà un referendum costituzionale che, combinato con la nuova legge elettorale, consentirà a chi vincerà di governare senza estenuanti mediazioni secondo un programma coerente. Il premio va infatti alla lista e non alla coalizione ed il Senato non sarà più il pantano dove da decenni si incaglia l’agenda di governo.

Renzi allora, vinto il referendum, dovrebbe andare subito a nuove elezioni con un programma di ancor più radicale e rapido cambiamento. Serve in primo luogo una "cura Marchionne" della Pubblica Amministrazione, come quella che in pochi mesi rivoltò una Fiat moribonda. Tirare una linea e azzerare tutto, dalla dirigenza agli assetti organizzativi al centro ed in periferia, smontando e rimontando la macchina con criteri totalmente nuovi, snelli, reattivi. Dare spazio ai giovani. Far fallire Atac e Ama a Roma se necessario. Senza una riforma profonda dell’amministrazione pubblica e della giustizia civile ogni programma serio di investimento è destinato all’inefficacia, se va bene, o ad accumulare altri sprechi e sfiducia nel caso peggiore.

Il pacchetto di stimolo, di entità rilevante (almeno 2-3 punti di PIL)  dovrebbe combinare investimenti pubblici ed incentivi alle imprese focalizzati all’innovazione tecnologica (adozione piattaforme digitali, nanotecnologie, biotecnologie, meccatronica, intelligenza artificiale,…) e sgravi fiscali alle famiglie, specie per l’acquisto di beni durevoli.

Siccome non possiamo spaventare i mercati ed i partner europei con altro debito, per finanziare queste misure bisognerà tagliare, questa volta con l’accetta, gli sprechi e chiedere sacrifici alle categorie più garantite e protette dalla concorrenza. Occorrerà abbattere rendite di privilegio, aprire opportunità a chi ha fame di lavoro e di successo imprenditoriale, agire con decisione, come si è cominciato a fare con le Popolari e il Credito Cooperativo, sugli assetti di governance delle banche inefficienti o opachi. Senza banche più solide e trasparenti, che diano credito a chi crea valore e non agli amici degli amici, la ripresa verrà nuovamente strozzata sul nascere.

Sarebbe infine bene che Renzi, qualora vincesse le elezioni, mantenesse la promessa di abbandonare la politica alla fine della legislatura, magari facendo scrivere in una legge il limite dei due mandati. Potrebbe così agire con maggior libertà, nell’interesse di tutti.

4 Marzo 2016

 
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