Il Cattolicesimo Democratico è morto: viva i cattolici democratici - Iperdiario di Luca Romanelli

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Il Cattolicesimo Democratico è morto: viva i cattolici democratici

Le mie idee > Vita Ecclesiale

Il cattolico più votato in Italia dopo De Gasperi, Matteo Renzi, non parla mai della sua fede. Ha liquidato senza patemi gli ultimi vessilli cattolici nella sinistra portando il PD nel Partito Socialista Europeo. Da tempo i politici "cattolici" nostrani sono fuori gioco: Prodi in pensione, Rosy Bindi che farebbe meglio ad andarci, Formigoni travolto dagli scandali, Casini scomparso.
L’associazionismo ecclesiale, dopo l’Azione Cattolica già decenni fa, ha in gran parte reciso i suoi rapporti diretti con la politica. La disastrosa stagione ruiniana di negoziazione diretta col potere di un’oligarchia di vescovi  ha delegittimato definitivamente il ruolo di mediazione del laicato cattolico, espresso in maniera alta da figure come De Gasperi, Moro e Zaccagnini. La Chiesa italiana, malgrado fiumi di parole e documenti che si affannano a dire il contrario, ha accentuato il suo clericalismo e l’ossessivo controllo di ogni dinamica interna da parte della gerarchia.
Occorre partire da questa dura  analisi per porsi oggi la domanda del senso e dell’urgenza della presenza del laicato cattolico italiano in politica. Una presenza che anche parte del vecchio mondo laicista a volte invoca, per la diffusa sensazione che l’Italia manchi oggi di nerbo e dell’apporto di forze vitali che la scuotano dall’avvitamento nel suo declino. La fede nel Risorto, come notava Hans Kung, si traduce infatti  in una "fiducia di fondo" nella realtà, nella speranza che la carità, l’impegno ed il sacrificio per il bene troveranno una loro compiutezza oltre le stortezze e le dissonanze dell’esistenza.
E’ questo il contributo che i cattolici possono dare al Paese in questa fase storica: non astratte liste di "valori non negoziabili", non la mediazione al ribasso di interessi egoisti dell’ultima Democrazia Cristiana, ma una corrente calda di esigente energia nel dibattito pubblico, che ponga finalmente al centro il "noi" ed il futuro, nell’accoglienza fraterna di punti di vista diversi.
Questo protagonismo non rinascerà senza una effettiva corresponsabilità dei laici nella vita delle Chiesa. Papa Francesco ci salvi. Lo stato di minorità del laico nella Chiesa contribuisce infatti a ricacciarlo nel suo microcosmo personale anche nella vita civile. L’assunzione dei problemi della comunità ecclesiale lo conduce invece ad un maggior desiderio di giustizia ed impegno personale: la fede si sentirebbe altrimenti monca.
La strada verso un ritorno dei cattolici all’azione politica non passa attraverso la riesumazione di associazionismi identitari e collaterali ad una classe dirigente compatta, oramai impraticabili. Occorre invece una doppia manovra, dall’alto e dal basso. Dall’alto, una gerarchia che si autoriformi, premiando figure più profetiche e carismatiche, in grado di ispirare accoglienza e coinvolgimento , specie nei giovani. Dal basso la crescita di reti tra soggetti laicali che già dimostrano vitalità in campi specifici, come la legalità, le nuove povertà, l’aggregazione giovanile, la solidarietà internazionale.
Forse ci vorrà una generazione, forse invece una "rivoluzione" si farà strada prima, ma niente tornerà come prima.

3 Ottobre 2014


Il Cattolicesimo Democratico è morto, viva i cattolici democratici
 
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