I campanili erranti - Iperdiario di Luca Romanelli

Vai ai contenuti

Menu principale:

I campanili erranti

Le mie idee > Politica > Politica locale

Finalmente, La Regione Marche sta mettendo a punto la normativa che consente ai piccoli comuni di accorparsi, previo referendum , approfittando anche degli incentivi previsti dalla legge di stabilità. Per province come quella di Fermo, tuttavia, non si tratta di arraffare qualche spicciolo ma di salvare un modello di urbanizzazione del territorio che da secoli ha contribuito a preservarne l’unicità e la bellezza.
E’ inutile nasconderselo, anche rispetto a province vicine come Ancona, Fermo è in grande svantaggio sulle grandi direttrici dello sviluppo economico, dominate dall’innovazione tecnologica. I nostri settori trainanti, calzatura, cappello e poco altro,  faticano ad aumentare il loro valore aggiunto e creare occupazione, in balia come sono dei mercati globali.

Le prime vittime di una probabile, lunga stagnazione economica saranno nei prossimi anni i piccoli centri, dove la competitività delle imprese è penalizzata. La sparizione delle Provincie, inoltre, aggraverà l’abbandono di quelle comunità che non reagiscono e si lasceranno morire.
I costi procapite dei comuni sotto ai 3000 abitanti sono già superiori di oltre del 30-40% rispetto a una dimensione ottimale che si raggiunge già intorno ai 15 mila. Si tratta di 300 euro circa per abitante che, se risparmiati, potrebbero finanziare investimenti e servizi che convincano le giovani famiglie a rimanere. Ma non  si tratta solo di tagliare: ripensare la scala dei servizi su bacini più ampi rimette in moto i cervelli, stimola la progettualità, costringe ad abbandonare pregiudizi e fatalismi, crea opportunità per i giovani più educati.
Tra i tanti esempi: un polo scolastico  di comprensorio (come quello che stanno immaginando alcuni sindaci della media Valdaso) facilita l’innovazione didattica, la programmazione e lo scambio di esperienze tra insegnanti, oltre a ridurre i costi dei servizi di mensa e manutenzione. Una polizia locale integrata ottimizza le proprie risorse e stimola l’aggiornamento professionale dei vigili. La concentrazione degli appalti su stazioni centralizzate, come sta dimostrando l’ottima avv. Mara Gambini in Provincia, riduce ricorsi e lungaggini, oltre che i prezzi. La gestione in comune dei servizi amministrativi incoraggia l’informatizzazione e l’e-government. Lo stesso vale per la promozione turistica e lo sviluppo rurale, come dimostra in parte l’esperienza dei GAL. Anche i servizi sociali, chiamati a gestire il problema-opportunità  dell’integrazione dei migranti, devono andare oltre gli attuali coordinamenti di Ambito.
Serve uno scatto di reni e anche un’assunzione di responsabilità della classe dirigente locale, finora attenta soprattutto alla conservazione del potere. Sfidare le abitudini, rompere (in senso buono) qualche testa dura, dare fiducia ai giovani e ai loro progetti, creare nuove opportunità, su questo sarà giudicata.
Luca Romanelli, 10 Marzo 2016
Finalmente, La Regione Marche sta mettendo a punto la normativa che consente ai piccoli comuni di accorparsi, previo referendum , approfittando anche degli incentivi previsti dalla legge di stabilità. Per province come quella di Fermo, tuttavia, non si tratta di arraffare qualche spicciolo ma di salvare un modello di urbanizzazione del territorio che da secoli ha contribuito a preservarne l’unicità e la bellezza.
E’ inutile nasconderselo, anche rispetto a province vicine come Ancona, Fermo è in grande svantaggio sulle grandi direttrici dello sviluppo economico, dominate dall’innovazione tecnologica. I nostri settori trainanti, calzatura, cappello e poco altro,  faticano ad aumentare il loro valore aggiunto e creare occupazione, in balia come sono dei mercati globali.

Le prime vittime di una probabile, lunga stagnazione economica saranno nei prossimi anni i piccoli centri, dove la competitività delle imprese è penalizzata. La sparizione delle Provincie, inoltre, aggraverà l’abbandono di quelle comunità che non reagiscono e si lasceranno morire.

I costi procapite dei comuni sotto ai 3000 abitanti sono già superiori di oltre del 30-40% rispetto a una dimensione ottimale che si raggiunge già intorno ai 15 mila. Si tratta di 300 euro circa per abitante che, se risparmiati, potrebbero finanziare investimenti e servizi che convincano le giovani famiglie a rimanere. Ma non  si tratta solo di tagliare: ripensare la scala dei servizi su bacini più ampi rimette in moto i cervelli, stimola la progettualità, costringe ad abbandonare pregiudizi e fatalismi, crea opportunità per i giovani più educati.
Tra i tanti esempi: un polo scolastico  di comprensorio (come quello che stanno immaginando alcuni sindaci della media Valdaso) facilita l’innovazione didattica, la programmazione e lo scambio di esperienze tra insegnanti, oltre a ridurre i costi dei servizi di mensa e manutenzione. Una polizia locale integrata ottimizza le proprie risorse e stimola l’aggiornamento professionale dei vigili. La concentrazione degli appalti su stazioni centralizzate, come sta dimostrando l’ottima avv. Mara Gambini in Provincia, riduce ricorsi e lungaggini, oltre che i prezzi. La gestione in comune dei servizi amministrativi incoraggia l’informatizzazione e l’e-government. Lo stesso vale per la promozione turistica e lo sviluppo rurale, come dimostra in parte l’esperienza dei GAL. Anche i servizi sociali, chiamati a gestire il problema-opportunità  dell’integrazione dei migranti, devono andare oltre gli attuali coordinamenti di Ambito.
Serve uno scatto di reni e anche un’assunzione di responsabilità della classe dirigente locale, finora attenta soprattutto alla conservazione del potere. Sfidare le abitudini, rompere (in senso buono) qualche testa dura, dare fiducia ai giovani e ai loro progetti, creare nuove opportunità, su questo sarà giudicata.

10 Marzo 2016



 
Torna ai contenuti | Torna al menu