Gli spread dietro lo Spread - Iperdiario di Luca Romanelli

Vai ai contenuti

Menu principale:

Gli spread dietro lo Spread

Le mie idee > Economia

Lo spread dei nostri titoli di stato rispetto a quelli tedeschi è il tormentone del momento.
Un prezioso approfondimento del Corriere della Sera dell’11 Gennaio scorso mette a confronto alcuni fondamentali dell’economia italiana rispetto a quella tedesca, per dar ragione della mancanza di fiducia dei mercati nella nostra capacità di ripagare il debito.
Il Corriere elenca 50 "spread", cioè differenze di performance tra le due economie. Ne rilancio una dozzina, che mi paiono i più significativi.






ITALIA
                                                                   GERMANIA

0,3%  tasso di crescita media del PIL 2000-2010     1,1%
6,3%  
crescita della spesa (% di PIL) al netto degli interessi 2000-2010  2,2%
11,1%
spesa per dipendenti pubblici su PIL 2010     7,9%
38%  
popolazione attiva 55-64 anni nel 2010     62,5%
20,5%
popolazione occupata 15-24 anni nel 2010     46,2%
44,8%
adulti con bassa scolarizzazione nel 2010     14,2%
2,9%  
crescita dei prezzi dei servizi Ottobre 2008     1,2%
2,6%  
crescita delle tariffe dei servizi finanziari Ottobre 2011   -3,4%
7,8%  
crescita delle tariffe pubbliche amministrate     1%
18,2%
% di reddito pro-capite necessario ad avviare un’attività   4,6%
69  
posto nella classifica della percezione della corruzione   14
1210  
giorni di durata media di un procedimento civile    394

Questi numeri ci raccontano un’economia ingessata, con ridotte opportunità di lavoro, che non ha investito in educazione e conoscenza, che lascia sulle spalle di pochi lavoratori il peso della produzione e di un apparato burocratico costoso ed inefficiente; dove monopoli e i settori protetti dalla concorrenza aggiungono la loro "tassa occulta" ad un pressione fiscale già insopportabile.
Nell’ultimo decennio la spesa pubblica ha continuato a crescere a ritmi insostenibili, in gran parte per comprare consenso invece che per investimenti necessari, mentre ci parlavano di efficienza e liberalismo.
Se come cittadini, singoli ed associati, domandassimo conto alla politica di questi "spread" invece di comprare sogni, avremmo risvegli meno traumatici.

23 Gennaio 2012


 
Torna ai contenuti | Torna al menu