Due miliardi di tasse alla RAI? - Iperdiario di Luca Romanelli

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Due miliardi di tasse alla RAI?

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E’ giusto dare quasi due miliardi di tasse all’anno alla RAI o non sarebbe meglio investirli nell’Università o nella ricerca? La mia risposta alla seconda domanda è si e cercherò di spiegarmi.
La RAI opera nel mercato della comunicazione, dove molti soggetti offrono servizi senza gravare sui contribuenti. Il finanziamento pubblico della RAI si giustifica solo come contropartita di valori per la collettività che il mercato non riesce a produrre, per mancanza di incentivi da parte degli operatori privati. Mi sono messo d’impegno a cercare quali possono essere questi prodotti ed il risultato è il seguente:

un’informazione oggettiva e di servizio a presidio della democrazia? Non mi pare. L’informazione Rai è in generale paludata, lottizzata e pavida col potere. La rete e gli altri media mettono oggi a disposizione spesso gratuitamente fatti e punti di vista sufficienti a farsi un’opinione su qualsiasi tema. Le informazioni arrivano in abbondanza sia dai media tradizionali che direttamente dalle fonti (politici, imprese, cittadini) senza la mediazione dall’apparato ufficiale.

contenuti educativi di alto livello ed innovativi? Ce ne sono in Rai, specie in Radio, ma il loro costo è una piccola frazione del valore del canone, che invece finanzia soprattutto l’elefantiasi  dei TG, fiction melense, talk-show tormentoni che alimentano nella gente un senso di disperata inconcludenza nella politica, programmi d’intrattenimento insipidi o demenziali. Mediaset offre la stessa robaccia pagandosela con la pubblicità mentre aumenta l’offerta di canali privati di alta qualità a prezzi sempre più bassi, perché viaggiano in internet e sono offerti insieme al servizio di connessione. La Rete, supercompetitiva com’è, seleziona i contenuti interessanti e ben fatti  molto meglio che i raccomandatissimi funzionari di Saxa Rubra.

E allora non rimane che constatare che paghiamo due miliardi di tasse senza avere realmente niente in cambio che lontanamente  li valga. Anzi quei soldi fanno danno perché alimentano il parassitismo, la mediocrità e la perpetuazione fino allo stremo del rincoglionimento collettivo, di cui Porta a Porta è l’apoteosi.
Vendiamola subito la RAI, liberiamo il mercato di un concorrente sleale, usiamo i proventi per promuovere istruzione e cultura in modo che la gente non ne senta più la mancanza.

24 Novembre 2014


 
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