Brevi cenni sull'eternità - Iperdiario di Luca Romanelli

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Brevi cenni sull'eternità

Le mie idee > Vita Ecclesiale

In che cosa spera il cristiano alla fine dei tempi e del proprio tempo?
La resurrezione della singola persona, corpo ed anima, oltre ad essere, con S. Paolo, a fondamento della fede, è stato forse il più potente motore di sviluppo della civiltà occidentale, affermando la dignità inviolabile dei suoi cittadini.

Eppure la Scrittura non ci dice molto sulla vita eterna. L’Antico Testamento ne parla in epoca molto tarda. Gesù usa la metafora del Regno dei Cieli, una realtà che cresce misteriosamente nell’oggi verso un compimento di giustizia e purificazione che viene annunciato ma non spiegato.

La teologia cristiana si è affannata a dare corpo alla visione, ricorrendo alle categorie greche dell’Unità e della Perfezione. Nell’eternità vivremo un eterno oggi, una imediata et lucida fruitio rerum infinitarum. Cadrà il velo d’ignoranza sulla connessione di tutte le cose ed il passato vissuto tornerà presente. La volontà si fonderà con quella del Creatore: come per Piccarda nel Paradiso dantesco en la su voluntade sarà la nostra pace. Il sentimento sarà appagato dalla visione della gloria e della bellezza di Dio.

Eppure così saremo ancora "io"? Il nostro essere sembra essere fatto della trama del tempo. La vita biologica che risorgerà non appare pensabile senza movimento ed evoluzione. E quello che chiamiamo la nostra personalità non è costituita dalle scelte morali ed estetiche fatte ogni giorno? Questo mondo perfetto in cui ogni attività creativa risulta inutile non assomiglia, con Borges, ad un immobile e terribile museo degli archetipi platonici?

Conviene allora cercare una via d’uscita alla fredda tenaglia del razionalismo, verso immagini meno chiare e distinte ma centrali nei Vangeli, come quella di un Dio trinitario, Padre, Figlio e Spirito, che nella sua unità vive una relazione di donazione tra le Persone. Un Dio che ha un tale bisogno di amare da privarsi della propria onnipotenza per dare vita a creature realmente libere. Un Dio che accetta di farsi crocifiggere dalla loro malvagità. Potremmo così provare a pensare ad un’Eternità non costretta, forse imperfetta dell’illusoria perfezione della ragione, ma viva e capace di continuare a creare amando.

Pasqua 2015

 
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