Borgo da cartoilina o Città Ideale? Appunti dallo Stripe Festival - Iperdiario di Luca Romanelli

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Borgo da cartoilina o Città Ideale? Appunti dallo Stripe Festival

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Le megalopoli dominano l’economia della globalizzazione e Pechino viaggia verso i 100 milioni di abitanti. La loro crescita tumultuosa precede quasi sempre la pianificazione urbanistica, vanificandola. I profitti generati dall’inurbamento di popolazioni rurali e dalle economie di prossimità che ne risultano prevalgono su tutto.
Le utopie urbanistiche delle avanguardie del 900, come la metropoli lineare di Le Corbusier, hanno fallito. Neppure la violenza, i ghetti funzionali alla fornitura di manodopera a basso costo alle elite, l’inquinamento e lo spaesamento fermano l’avanzata. Nell’immaginario mediatico, addirittura, il terrore della metropoli diviene affascinante, sorgente di adrenalinico stupore in mille film e videogiochi. La natura viene definitivamente separata dalla convivenza sociale: nei ristretti spazi residui, essa è idealizzata e meramente rappresentata in geometrici parchi e giardini verticali.
Una prima risposta delle società  mature, come gli Stati Uniti, è stato l’abbandono e la creazione di oasi suburbane. Ma queste sono divenute noiosi non-luoghi, oppressi da solitudine ed estenuanti commutazioni al posto di lavoro. Un’altra invoca le nuove tecnologie della smart city: le metropolitane, le reti telematiche, la sharing economy, la sostenibilità energetica, gli orti urbani e così via. Idee utili e brillanti ma che potrebbero rivelarsi insufficienti in situazioni urbane troppo compromesse e caotiche per essere "rigenerate".
E allora perché non pensare, come ha suggerito l’urbanista Franco Purini chiudendo il piccolo miracolo che è stato lo STRIPE Festival, a città storiche della dimensione di Fermo come nodi del tessuto urbano del futuro? La loro forza sta nella connessione intatta con il paesaggio, la filigrana di "scritture" architettoniche ed artistiche sovrapposte da infinite generazioni, la "leggibilità" integrale dei luoghi di vita da parte di ogni abitante, l’ancora forte "capitale sociale" che conservano. Si tratta in fondo dell’humus ideale per i frutti oggi più preziosi, anche per l’economia: la capacità di elaborazione culturale e l’innovazione.
Tuttavia, ciò che rende città come Fermo non competitive è l’incapacità di attingere e condividere risorse e talenti con altre cento città similari, ribaltando gli svantaggi della piccola dimensione. In fondo l’ostacolo è il provincialismo presuntuoso e diffidente, perché il patrimonio culturale ed imprenditoriale, le reti informatiche e la dotazione infrastrutturale di cui l’Italia già dispone sarebbero già sufficienti ad avviare uno sviluppo virtuoso, che alla smart city offra l’alternativa di uno smart network di comunità dalla dimensione ideale.
E’ uno dei temi dei prossimi Stati Generali del Fermano, che il Centro Studi Carducci inaugurerà il 18 Settembre con politici ed imprenditori locali, alla ricerca di una visione ed un programma di azioni sistemiche e condivise perché Fermo non sia destinata a restare una città-cartolina, nostalgia da consumare in una gita di mezza giornata.

7 Settembre 2015


 
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