Barack Obama: yes he could! - Iperdiario di Luca Romanelli

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Barack Obama: yes he could!

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Nel momento in cui la sua popolarità in America è al minimo possiamo dire che Barack Obama abbia tenuto fede alla sua promessa di cambiamento e sia stato un grande leader?
Le risposte possono naturalmente essere molto diverse, secondo i punti di vista. Dal mio risponderei di si, provando a spiegare perché anche noi europei dobbiamo essergli grati.

Appena insediato, Obama ha affrontato con risolutezza la crisi finanziaria del 2008. Ha sostenuto con ingenti risorse pubbliche la domanda interna ed importanti aziende in difficoltà (tra queste Fiat-Chrysler) restituendole in breve tempo risanate al mercato. Ha evitato così pericolosi effetti di contagio sull’economia americana e mondiale. Nel frattempo ha limitato gli eccessi della finanza e posto le condizioni per un ripresa robusta e sostenibile (un impressionante 5% nell’ultimo trimestre), che oggi si traduce per noi, anche attraverso l’apprezzamento del dollaro, in un’opportunità per uscire dalla crisi.

Mentre faceva questo la lottato, in condizioni avverse, per ridurre le diseguaglianze nel suo paese, specialmente attraverso la riforma sanitaria, che assicura finalmente una copertura a gran parte dei poveri.

La sua politica favorevole alle nuove tecnologie tra cui quelle di estrazione del petrolio e del gas (fracking e shale gas) è all’origine del forte calo del pezzo del petrolio, un’altra manna per l’Italia e per i paesi poveri del mondo. Forse darà anche una mazzata all’autocrazia aggressiva di Putin.
Parallelamente ha convinto per la prima volta la Cina ad impegnarsi per la riduzione delle proprie emissioni, aprendo la strada al primo grande accordo globale sul clima.

La leadership di Obama ha imposto inoltre una forte accelerazione agli accordi internazionali contro l’evasione e l’elusione fiscale da parte delle grandi multinazionali. Per il 2015 è atteso il rientro in patria delle sedi fiscali di molti grandi gruppi (di oggi l’annuncio di Prada).

Infine, durante il suo mandato, gli Stati Uniti non hanno iniziato nessun nuovo conflitto ed anzi hanno ridotto notevolmente la presenza militare diretta in Iraq ed Afghanistan. Il conflitto con l’Iran è stato attutito aprendo addirittura ad una fase di collaborazione strategica nella lotta al fondamentalismo sunnita, una delle maggiori minacce alla pace. La fine dell’embargo a Cuba segna la rimozione di un’altra storica barriera.

Anche se tutto ciò non basterà a puristi e rivoluzionari da salotto a me pare molto e temo i guai in cui un altro Bush potrebbe ricacciarci. Obama avrà sicuramente fatto molti errori, ma è riuscito in qualche modo a conciliare crescita economica con una maggiore giustizia sociale, per il suo paese e per il mondo.

6.1.2015


 
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