Ama te stesso come il prossimo tuo: dialogo con Roberto Mancini - Iperdiario di Luca Romanelli

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Ama te stesso come il prossimo tuo: dialogo con Roberto Mancini

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Nel suo recente articolo "Per un economia di servizio" apparso su questa newsletter, Roberto Mancini riprende la sua accorata polemica contro lo spirito dell'Occidente capitalista e la globalizzazione, che egli ritiene responsabili della forma più perversa di alienazione umana, quella che ha portato gli uomini ad estraniarsi, recidendo  vincoli di corresponsabilità e fratellanza che ne fondano l'identità profonda.

Non si può non essere d'accordo con Mancini sull'importanza vitale della fraternità e della solidarietà per la felicità e la convivenza civile. La stessa rivoluzione borghese in Francia chiudeva con fraternitè il suo motto triadico. Tuttavia, Mancini spinge la sua critica fino ad identificare nel principio del profitto, che regola le moderne economie liberali, la causa di una mancata "rivoluzione della fraternità" in Occidente.

Sul piano dei principi si può vedere il profitto (marxianamente) come "plusvalore" sottratto al fratello; ma anche, nell'ottica liberale, come il risultato di un'azione che crea valore attraverso la ricombinazione innovativa di risorse e rapporti produttivi attuata dall'imprenditore. Nella "distruzione creativa" narrata da Schumpeter vengono continuamente modificati anche gli equilibri sociali ed i vincoli tra le persone per cui non è affatto infondato il timore che questo incessante processo generi solitudini ed alienazione. Non è tuttavia detto che tale "stress" non sia anche benefico per l'individuo e la società. L'enfasi esclusiva sulla fraternità e sulla corresponsabilità decade facilmente nell'autoritarismo paternalistico dell'ancien regime, del populismo o del socialismo reale se non è vivificata continuamente dal protagonismo, anche dirompente, della libertà e dell'iniziativa personale. Questa, ricorda Mancini, scaturisce dalla dignità assoluta conferitale dal Cristianesimo. Amore del prossimo e di sé stessi sono inscindibilmente legati e si fecondano mutuamente.

Sul piano delle realizzazioni concrete non si può ignorare che l'Occidente abbia elaborato al suo interno questa tensione, evolvendosi di conseguenza. In un secolo la spesa sociale (istruzione, cultura, welfare) e filantropica  è aumentata enormemente nelle economie mature, fino al limite dell'insostenibilità. Seguirà lo stesso percorso in quelle emergenti, nelle quali centinaia di milioni di persone sono già uscite dalla povertà e da sistemi socio-politici di tipo feudale o repressivo. La globalizzazione sconvolge le aspettative di benessere perpetuo createsi nell'Occidente opulento ma crea continuamente nuove connessioni ed opportunità su orizzonti più vasti.


Mancini cita implicitamente il dopoguerra italiano come periodo "felice", che coniugava crescita e diritti. Ma in quei decenni la legislazione sociale si è fatta strada all'insegna del conflitto piuttosto che della mediazione fraterna, anche se nel quadro di una solidarietà costituzionale di fondo. La crisi che attraversiamo dal '92  dipende certamente  dalle sfide dell'economia globale, ma è stata fortemente aggravata dalla lunga "paralisi" degli anni '80 e dall'accumulo di un enorme debito pubblico. E' venuta meno in quegli anni  una vera solidarietà sociale, quella capace di mettere in discussione conquiste e benessere acquisiti nella prospettiva del bene comune. Le componenti della società e le forze politiche, sotto l'ombrello ideologico di una comoda e malintesa "pace sociale", si sono "accomodate" nell'illusione del benessere garantito dal bilancio dello Stato, sperperando in realtà il loro futuro.

La "casa comune che è la società" ha bisogno anche di figli ribelli ed ambiziosi. Se le porte rimangono aperte torneranno ad aiutare madri e fratelli.


4 Gennaio 2014


 
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